Questo lavoro nasce da un bisogno di sperimentare con la materia, di osservarla come un nuovo campo di possibilità.

La tradizione non è citazione di repertorio formale, ma sapere tecnico da implementare.

Murano diventa così un campo di nuove interpretazioni, di nuovi linguaggi.

Le tecniche storiche vengono osservate, accostate e applicate con diverso metodo, diventando una grammatica di processi.

Capace di generare superfici diverse e di creare un sistema aperto, in
continua evoluzione.

Da questo processo emerge una struttura materica in cui vetro, luce e gesto manuale costruiscono nuove configurazioni della superficie.

Canne di vetro

Le superfici nascono dall’accostamento di canne di vetro di Murano,
tradizionalmente utilizzate per la produzione delle murrine veneziane.

Ogni canna contiene al proprio interno una piccola struttura di colore. Una micro architettura vitrea che attraversa tutta la materia.

Accostate una accanto all’altra, queste linee di vetro non vengono più
utilizzate per generare figure o decorazioni. Diventano elementi costruttivi.

La loro disposizione genera una prima struttura della superficie.

Una struttura Murano: nata da elementi della tradizione, ma applicati con un metodo diverso.

Da materia lineare inizia a emergere la superficie.

Incisione

Dopo la fusione, la superficie viene lavorata a mola.

L'incisione non è applicata come motivo decorativo. Attraversa il vetro e ne rivela la struttura interna.

Le linee scavate fanno emergere ciò che la fusione ha generato:
la disposizione delle canne, la densità del materiale, la continuità della superficie.

Nel vetro muranese l'incisione è tradizionalmente usata per arricchire oggetti tridimensionali. Qui la stessa tecnica viene applicata con un metodo diverso.

Non interviene su una forma già definita. Lavora su una superficie costruita.

 

 

 

Il segno non decora il vetro.
Rende visibile la struttura della materia.

Struttura Murano

Da questo processo emerge un pattern riconoscibile.

Una matrice che nel tempo diventa linguaggio della superficie.

Segno distintivo, un pattern registrato.

Non decorazione.
Firma.

Conterie

Piccole perle di vetro forate, prodotte a Murano per secoli.

Non più elementi da infilare,
ma materia da accostare.

Una ad una costruiscono un disegno.
In quantità generano un campo.

Non ornamento,
ma densità.

Le conterie perdono la loro funzione originaria
e diventano superficie.

Una matrice di colore,
dove la luce si moltiplica e si frammenta.

Una grammatica costruita su due logiche.

Le canne generano struttura.
Le conterie costruiscono densità.

Il lavoro si apre allo spazio.

Non come oggetto,
ma come superficie che definisce spazio.

Diventano uno strumento progettuale.

Costruiscono superfici dove il colore non è applicato,
ma generato dalla materia.

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